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Giusto una settimana fa, a quest'ora, scattava l'operazione "PACIFICO AD ASTI". Una trasferta che cominciava allo stesso modo di altre che l'hanno preceduta; una borsa con dentro il minimo indispensabile, un alloggio scelto tramite internet, un pranzo veloce, il pieno di benzina e... via che si va. L'Autostrada del Sole mi fa sentire una "vacanziera alla rovescia"; la carreggiata in direzione sud è stipata di macchine che vanno al mare, io e alcuni altri (quelli che tornano, probabilmente), ce ne andiamo invece verso nord. Il viaggio è reso ameno da un classico che ho deciso di riascoltare per l'occasione: Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. L'assolo di Time asseconda gradevolmente la strada; dalle parti di Pavia la campagna è verde e assetata, ed Us and Them sembra la colonna sonora ideale per questo paesaggio immobile sotto il sole. I Floyd "ricompariranno" in modo del tutto imprevisto nel corso della giornata. Sono le sette quando arrivo in Piazza della Cattedrale per assistere al sound-check. Pacifico & Band sono già lì e... cosa odono le mie orecchie? Le quattro note di Shine on you crazy diamond ! Guardo meglio: ho forse sbagliato, sono capitata nella serata dove suona una cover-band dei Floyd? Ma no, è il valente Masanotti che suona l'incipit della canzone, subito seguito dagli altri Impagabili. Gino è veramente amabile, chiacchiera un po'... Arrivano altri amici "pacifici/isolani" e tutti quanti ci preoccupiamo di alcuni nuvoloni che oscurano il cielo (ma che per fortuna, alla fine, non porteranno pioggia). Il concerto inizia alle 22 circa e si capisce subito che sarà bellissimo. L'ottimo suono mi fa gustare al meglio la versione riarrangiata di Pacifico. Con Dal giardino tropicale le prime file si mettono a canticchiare, ma c'è anche chi ascolta assorto, come per immergersi totalmente nell'atmosfera creata da Gino. A poche ore viene introdotta da una presentazione ironica e delicata. Decisamente io e gli altri isolani ci "gasiamo" con L'inverno trascorre. Palline da ping-pong, bolle e infine la chiusura: Le mie parole e Una luce... quest'ultima non la sentivo da tanto tempo, è stato davvero un momento magico. C'è spazio per la gentilezza di Gino anche nel backstage. Sembra banale dirlo tutte le volte, ma devo dire proprio "grazie" a questo straordinario cantautore per la sua grande sensibilità e le emozioni che sa suscitare con la sua musica e le sue parole. Concludo con un breve reportage fotografico... visto che le foto si guardano sempre volentieri.
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La scrittura di De Cataldo procede asciutta e avvincente. L'errore da non fare è considerare questo libro come una vera e propria storia della banda della Magliana. L'autore ha preso spunto da eventi reali per poi infondervi la finzione narrativa, e trasformare la Storia in Mito (o, se preferite, in tragedia). Il risultato è un bellissimo affresco epico (o tragico, appunto); una cavalcata tra vent'anni di fatti e misfatti italiani, dove convivono i neri e i rossi, il terrorismo e le stragi, la Strada e i Palazzi, la mafia e i Servizi. Fenomenale è anche quel che di comico che affiora qua e là. Del resto, De Cataldo è convinto che la commedia l'Italia se la porti nelle radici. Alludono probabilmente a questo le maschere ridenti della copertina. Un romanzo che consiglierei senz'altro. E se state pensando "Bè no, tanto ho visto il film", sappiate che il film è qualcosa di diverso; è una rilettura personale fatta da Michele Placido e si discosta dal libro in più punti. C'è anche un pezzetto d'Emilia, in questo libro di malavita romana: quando si racconta del trasferimento a Modena del commissario Scialoja. Vi riporto un breve brano; i fatti descritti si svolgono nel 1980.
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| «A Modena Scialoja era in letargo. A Modena c'erano più comunisti che in tutto il resto d'Italia. A Modena c'erano più Ferrari che in tutto il resto d'Italia. A Modena c'erano più tossici che in tutto il resto d'Italia. Tossici sul viale delle Rimembranze, tossici davanti al teatro Storchi, tossici tutt'intorno all'anello del vecchio campo comunale, tossici scavati e maleodoranti, tossici hippieggianti con le chitarre e le lunghe barbe, tossiche che la davano per venti sacchi, tossici che si addormentavano per sempre con l'ago in vena su un cartone sporco e restavano in mezzo alla folla del mattino in attesa della polizia mortuaria. Tossici, tossici, tossici, dappertutto tossici. Scialoja se li sognava la notte. La droga era la chiave di tutto. La droga era il fiume di denaro che alimentava il crimine. La droga era la più perfetta forma contemporanea di accumulazione del capitale. Scialoja doveva ringraziare i tossici di Modena. Perché erano stati loro ad aprirgli gli occhi. Ora sapeva che fine avevano fatto i soldi del sequestro del barone. I ragazzi del Libanese li avevano usati per prendersi il mercato della droga. Chi controlla il mercato della droga controlla la città. I ragazzi del Libanese controllavano la città. Ora sapeva. Ma Roma restava off limits. Con Borgia non si parlavano da quella mattina infelice quando lui aveva voltato la testa dall'altra parte e aveva detto sissignore. Scialoja ripuliva dai tossici le strade dell'opulenta Emilia rossa e, nel suo letargo, imparava a dimenticare. Non avrebbe mai cambiato il mondo. Non avrebbe mai più rivisto quella puttana che gli faceva perdere la testa. Scialoja scivolava in una benefica narcosi. Divorava prosciutto di Langhirano, ciccioli fritti e l'erbazzone delle colline sopra Reggio. Tra un intervento d'emergenza e l'altro ingrassava e sonnecchiava […]. Scialoja cominciò a prendere in considerazione l'idea di un futuro grasso e incolore. Non avrebbe mai cambiato il mondo perché il mondo non voleva essere cambiato. Una compagna remissiva, un lavoro di routine: questo aveva decretato per lui il destino. Tanto valeva rassegnarsi. Scialoja era morto dentro quando il 2 di agosto il dirigente gli ordinò di organizzare una squadretta con tre uomini tosti e due ambulanze. - Alla stazione di Bologna è scoppiata una caldaia del gas. C'è un gran casino. Mobilitazione generale. La storia della caldaia resse sino a sera, ma già intorno a mezzogiorno le cose erano chiare. Nella squadretta di Scialoja c'era un sottufficiale che da soldato era stato artificiere. Gli era bastata un'occhiata alla voragine per scuotere la testa e sentenziare: - Gas un cazzo. Questa è una bomba.» |
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Anche per via delle canzoni che in seguito gli dedicarono i compagni, si è appiccicato a Syd il marchio del genio che va a braccetto con la follia. Mito o realtà? Probabilmente, l'uno e l'altra. La storia del rock fa presto a generare le "leggende"; tuttavia, è innegabile che la creatività di Barrett sia stata come risucchiata da un vortice, un vortice scuro in cui la sua mente ha cominciato ad annaspare. La morte è un evento naturale, a cui tutti dovremmo essere - sommariamente - preparati. Eppure riesce sempre a sorprenderci. Anche se mi sforzo di pensare razionalmente, di dirmi che era un uomo vecchiotto, malato e che viveva un'esistenza ritirata da un sacco di tempo... bè, anche se penso questo non riesco a non essere triste. E' triste pensare che non c'è più Syd. In lui vedo ancora quel ragazzo coi capelli neri e gli occhi vividi, pieno di idee e di talento, capace di comporre canzoni stravaganti, sovversive e malinconiche: un pezzo di storia della musica, un pezzo di storia dei Pink Floyd. Ci mancherà. Ma al tempo stesso, la sua musica ci terrà compagnia per sempre. Come on you target for faraway laughter |
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Dedicata a un'amica che ha festeggiato l'addio al nubilato ieri.
In ricordo di uno spassoso e spensierato (e mangereccio!) week-end. E ci sarà (Elisa, Una piccola poesia) |
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Nella splendida cornice di Piazza Castello a Ferrara ho assistito a un concerto magico. E non si pensi solo a musica etnica... è stato anche molto rock. |