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Ho tantissimi interessi, i miei preferiti sono il cinema, la musica, la lettura. Adoro viaggiare. Quando riesco a vincere la mia innata pigrizia, faccio sport e alla fine mi piace anche. Sono orgogliosa di far parte dell'allegra banda dei fan di Pacifico!

La frase del mese

Whistler: "Voglio pace in terra e agli uomini di buona volontà."
Bernard Abbott: "Oh, è ridicolo."
Martin Bishop: "Guardi che è serio."
Whistler: "Voglio pace in terra e agli uomini di buona volontà."
Bernard Abbott: "Noi siamo il governo degli Stati Uniti d'America! Non facciamo queste cose."

[Dal film I signori della truffa, 1992: nella scena i membri di una banda di hacker capeggiata da Martin Bishop (Robert Redford) avanzano alcune richieste all'agente federale Bernard Abbott (James Earl Jones) in cambio della restituzione di un importante congegno da essi rubato]

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sabato, 23 febbraio 2008

Secondo lui

Secondo luiPer vari motivi mi trovo a guardare molta più tv del solito, ultimamente. Devo dire che vedo cose davvero abominevoli, di fronte alle quali non so se ridere o piangere. Per via del mio carattere, la maggior parte delle volte preferisco prenderla sul ridere. Tuttavia di fronte a certe stupidaggini non si può restare in silenzio.

Tra tutti gli intellettuali italiani che avrebbero qualcosa di sensato e intelligente da dire (e ce ne sono), Italia Uno (lo so, già il nome dell'emittente dice tutto) ha scelto di riservare uno spazio "d'informazione" al personaggino che vedete nella foto. Trattasi di Paolo Del Debbio, docente IULM (ohi ohi) che conduce dal lunedì al venerdì alle 12.15 Secondo voi. Il programma è impostato così: ogni giorno gli inviati pongono un quesito di interesse generale alla gente comune; alcuni interventi vengono mandati in onda; alla fine Del Debbio tira le fila ed espone la sua personale opinione.

Ora, i commenti dell'"opinionista" sono quanto
di più banale e scontato si possa immaginare. È proprio la sagra dell'inutile televisivo. Non a caso se ne era già accorto Gene Gnocchi, che ha riservato a Paolo Del Debbio una spassosissima parodia, trasformandolo in Eugenio Del Dubbio ( ).

Ciò che mi ha spinto a scrivere questo post è la puntata dell'altro giorno, incentrata sul tema dell'abbandono universitario. Pare che moltissimi giovani abbandonino l'università al termine del primo anno. Secondo Del Debbio questo sarebbe da imputare alla scarsa informazione che li circonda al momento della scelta della facoltà, il che li porta a sbagliare percorso.

Maddechè?! L'informazione GRONDAVA da tutte le parti già quando mi sono immatricolata io: c'erano le pubblicazioni apposite, i professori del liceo, i "banchetti pro-matricole" autogestiti alle università. E si parla di quindici anni fa, sigh: ora c'è Internet, ci sono le giornate di orientamento, insomma tante risorse in più...

Dire che c'è bisogno di più informazione è una semplificazione del problema e al tempo stesso una sua sofisticazione: la verità, la RUDE VERITA', è che L'UNIVERSITA' è DURA. Bisogna tirarsi su le maniche e studiare di buzzo buono. E tutti gli studenti che alle superiori hanno pensato solo ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo inevitabilmente pagheranno lo scotto. Come è giusto che sia.

Aggiungerei che l'Università è dura anche perchè richiede lo sviluppo di una forza e di un'autonomia non comuni. Non c'è un rapporto personale col docente, devi programmarti da solo i corsi da seguire e gli esami da dare, con il solo aiuto del tam-tam universitario e delle amicizie che nascono nei luoghi di studio o di lezione. È un percorso affascinante e meraviglioso, ma... "quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare", non so se mi spiego...

In sintesi: invece di guardare Secondo voi, potreste spendere meglio il vostro tempo aiutandomi a trovare da qualche parte su Internet la parodia di Gene Gnocchi: io ho fatto qualche ricerca, ma purtroppo senza esito. Quanto alle neo-matricole: tirate fuori la grinta e studiate, fin dalle superiori; non voglio spaventarvi, ma è l'unico sistema che funziona.
postato da: signsoflife alle ore 14:08 | link | commenti (4)
categorie: società, vita varia, io e la tv, lascuola
sabato, 09 febbraio 2008

Crash

CrashCinema, cinema, ancora cinema. Sto vedendo un sacco di film in questi giorni, un po' sul grande schermo, un po' in home-video. Mi fido del mio intuito, cerco di evitare quelli che, a naso, mi sembrano appartenere alle categorie del "già detto", "già visto", "retorico, retorico..."

Alle suddette categorie sicuramente non appartiene Crash (contatto fisico), noleggiato in cassetta martedì. Come si poteva fare un film sul razzismo cercando di essere spietatamente sinceri e al tempo coinvolgendo lo spettatore con una trama ricca e brillante? Così, come ha fatto Paul Haggis. La vicenda si svolge a Los Angeles. In realtà sarebbe meglio dire "le vicende"; infatti ci vengono presentate le storie di diversi personaggi, dipanate nell'arco di 48 ore. A volte queste storie scorrono parallele, altre volte si intrecciano in modo imprevisto e scioccante, come se il regista volesse dirci che siamo in qualche modo tutti responsabili di ciò che succede agli altri.

Il filo conduttore è il razzismo, si diceva. Gli sceneggiatori sono molto abili ad evitare le secche del buonismo; ci mostrano un'America che già di prima mattina si sveglia impaurita, timorosa (a torto o a ragione) di vedere violata la propria intimità, pronta a difendersi. La diffidenza è nell'aria che si respira; i personaggi non sono "buoni" o "cattivi" di per sè, diventano "cattivi" quando le loro frustrazioni hanno il sopravvento e rompono gli argini della sopportazione. All'inizio detesteremo il poliziotto razzista interpretato da Matt Dillon, a metà film cambieremo idea, capiremo che non è nè meglio nè peggio di tanti altri.

È un film che non propone soluzioni, cerca solo di spingere alla rilessione. L'unica speranza sembra risiedere nel barlume di umanità che permane dentro ognuno di noi, e ci spinge a cercare ancora quel "contatto fisico" a cui allude il sottotitolo.

Scene memorabili: il tentativo di salvataggio all'interno della macchina sul punto di esplodere (l'ho vista in apnea, non scherzo); l'uscita dal furgone dei profughi thailandesi, appena arrivati in America e subito inseriti in un sistema spietato di disuguaglianze.
postato da: signsoflife alle ore 11:15 | link | commenti (3)
categorie: cinema, società, vita varia, io e la tv
lunedì, 04 febbraio 2008

Sogni e delitti...

Ewan McGregorStamattina mi sono svegliata con nella testa il ricordo del bellissimo film visto ieri sera. Sono andata a vedere l'ultimo di Woody Allen, Sogni e delitti. Non si tratta del Woody "vecchio stile", quello che mette in scena umoristicamente le nevrosi proprie e altrui; si tratta invece di una riflessione su quello che accade all'uomo di fronte alla tentazione di compiere il male per il proprio tornaconto, sui suoi dilemmi morali e sulle conseguenze del suo comportamento. Percorso narrativo già intrapreso con Match Point, a quanto mi dicono (quest'ultimo non l'ho visto).

Le recensioni che ho letto sono tutte un po' tiepidine: forse sul mio giudizio positivo influisce la presenza di un Ewan McGregor figaccione come non mai (vedi foto)...

A parte gli scherzi (scherzi?...), gli attori mi sono sembrati strepitosi ed affiatati. Poi nella pellicola si respira un'aria pesante, da tragedia: si intuisce benissimo che le cose si metteranno male, si avviteranno in una spirale che risucchierà i protagonisti come un gorgo, ma nessuno dei personaggi fa nulla per evitarlo.

Non a caso Woody cita la tragedia e i temi affini alla tragedia più di una volta.

E non a caso il titolo originale è Cassandra's Dream; nella mitologia greca, Cassandra era una veggente in grado di prevedere il futuro ma condannata a non essere mai ascoltata.
postato da: signsoflife alle ore 16:52 | link | commenti (4)
categorie: cinema, vita varia