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Ho tantissimi interessi, i miei preferiti sono il cinema, la musica, la lettura. Adoro viaggiare. Quando riesco a vincere la mia innata pigrizia, faccio sport e alla fine mi piace anche. Sono orgogliosa di far parte dell'allegra banda dei fan di Pacifico!

La frase del mese

Whistler: "Voglio pace in terra e agli uomini di buona volontà."
Bernard Abbott: "Oh, è ridicolo."
Martin Bishop: "Guardi che è serio."
Whistler: "Voglio pace in terra e agli uomini di buona volontà."
Bernard Abbott: "Noi siamo il governo degli Stati Uniti d'America! Non facciamo queste cose."

[Dal film I signori della truffa, 1992: nella scena i membri di una banda di hacker capeggiata da Martin Bishop (Robert Redford) avanzano alcune richieste all'agente federale Bernard Abbott (James Earl Jones) in cambio della restituzione di un importante congegno da essi rubato]

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domenica, 18 ottobre 2009

Dove ero rimasta?

segnalibroTorno a scrivere sul blog, dopo un mese in cui non sempre ho avuto accesso alla rete.

Ci sarebbero tante cose da dire.

Ci sarebbe da parlare dell'estate, calda e fantastica. Dei concerti di Pacifico (Camignone, Imola, Pievepelago, Milano) a cui ho assistito. Delle mie vacanze in Baviera.

Ci sarebbe da parlare del nuovo anno scolastico, e delle nuove classi che mi hanno assegnato. Tutto procede come l'anno scorso. Il ministro continua a legiferare su cose di cui non capisce un cazzo, i ragazzi continuano ad avere bisogno di attenzioni che noi professori, soffocati dalla burocrazia, facciamo fatica a dare loro.

Ci sarebbe da riempire una schermata intera, ma domani la sveglia suonerà all'alba...

... comunque, visto che il panorama televisivo offre solo schifezze indicibili, chissà che non diventi una buona abitudine la riflessione serale davanti al pc.
venerdì, 03 luglio 2009

Otium e negotium

cappelloI latini conferivano grande importanza al concetto di otium, che non è traducibile propriamente come "ozio", perchè la parola "ozio" in italiano ha un'accezione negativa. L'otium presso gli antichi non aveva alcunchè di negativo, in quanto rappresentava il tempo libero, dedicato alle attività piacevoli e che ricreavano la mente, ritenute necessarie tanto quanto quelle del negotium (il tempo dedicato al lavoro e agli affari).

Tutto questo pistolotto degno di Alberto Angela per dirvi che Signsoflife si sta dando all'otium, dopo aver praticato, quest'anno, tanto negotium. Legge. Sonnecchia. Naviga. Guarda vecchi film in tivvù. Fa shopping. Gira in bicicletta. Passeggia per le città assolate.

Insomma, sta bene.
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categorie: libri, lavoro, internet, cazzeggio, vita varia, io e la tv, lascuola
giovedì, 11 giugno 2009

Paura

gheddafiNon riesco a guardare il telegiornale, stasera. Non riesco a mandar giù la nauseante pompa magna con cui il nostro paese accoglie un dittatore.

Mi raccomando, trattiamolo bene, 'sto Gheddafi. Trattiamolo bene perchè altrimenti finisce che gli immigrati ce li manda tutti a noi. Non è forse questo il motivo ipocrita di celebrazioni così altisonanti?

E intanto una badante, complice l'ignoranza, si lascia morire dissanguata per paura di essere rispedita a casa. Non è finita: nello stesso giorno passa una legge, quella contro le intercettazioni, fuori da ogni logica per un paese che ci tiene alla legalità.
Quando ero al liceo o all'università non ho mai fatto casino, non sono mai scesa in piazza per manifestare un pensiero, o un ideale. Non che non ne avessi, ma ho sempre creduto di più nell'impegno individuale.

Adesso, invece, mi sentirei pronta per protestare in modo organizzato. E so perchè: perchè per la prima volta ho paura, ho paura di ciò che sta diventando l'Italia.
giovedì, 09 aprile 2009

Sciacallaggi

porta-a-portaSe davvero istituiranno il reato di sciacallaggio, spero che il primo ad andare in galera sia Bruno Vespa; e la seconda quell'intervistatrice di Matrix che è andata a rompere i maroni alla gente che dormiva in automobile, con tanto di microfono, per porre l'intelligentissima domanda: "Come mai siete qui in macchina?"
postato da: signsoflife alle ore 20:27 | link | commenti (1)
categorie: vita varia, io e la tv, rigurgiti di rabbia
giovedì, 28 agosto 2008

Canzone a tema

Ally McBealDopo un periodo di inattività più o meno coatta, lunedì prendo servizio a scuola.

Nei miei ultimi due anni di vita lavorativa si sono succedute varie e turbolente fasi: non mi sono certo annoiata.

Ora, comunque, mi troverò nella situazione paradossale di essere di ruolo ma con molta meno esperienza dei miei colleghi.

Per affrontare quello che si delinea come un anno massacrante, ho preso ispirazione dalla serie TV Ally McBeal e ho pensato di iniziare la "terapia del sorriso" (a cui fa ricorso il mitico avvocato John "Biscottino" Cage), nonchè di scegliere una "canzone a tema".

Avrò poca fantasia, ma la canzone che ho scelto è proprio quella che Ally ascolta quando vuole darsi un po' di carica: Tell him nella versione di Vonda Shepard (l'originale è
delle Exciters).

Il testo dice, tra l'altro:
So qualcosa dell’amore/ devi mostrarlo e fargli/ vedere la luna lassù/ raggiungila e prendila.

E oggi l'ho detto subito, al vicepreside, che la cosa che desidero di più è insegnare al triennio dello scientifico. Non me lo assegnano di sicuro, figuriamoci. Ma intanto io ho teso il braccino per afferrare la luna, non importa se non la prendo.
postato da: signsoflife alle ore 18:32 | link | commenti (10)
categorie: musica, lavoro, sto ascoltando, vita varia, io e la tv, lascuola
venerdì, 13 giugno 2008

Gandhi

GandhiMentre la nazionale l'altra sera perdeva, su La 7 davano questo "filmone": Gandhi, di R. Attenborough. Prontamente videoregistrato, l'ho recuperato il giorno dopo.

Dico "filmone" senza alcun intento dispregiativo; in realtà, non so immaginare in quale altro modo si sarebbe potuta girare questa pellicola. Il taglio epico-storico, la maestosità delle scene, il cast stellare sono pilastri di un'impalcatura perfettamente costruita.

La parte più bella e più commovente, a mio avviso, è la fine, quando Gandhi si rende conto, con grande rammarico, che alla schiavitù degli Inglesi subentrano gli odi e le divisioni interrazziali che vanificano il suo sogno di un'India non solo libera, ma anche unita.

Ed ecco la mia citazione preferita dal film: "Occhio per occhio rende il mondo cieco!"
postato da: signsoflife alle ore 13:48 | link | commenti
categorie: politica, cinema, società, vita varia, io e la tv
martedì, 25 marzo 2008

I treni a vapore

Ecco una meravigliosa esibizione di Ivano Fossati a Il ritorno del Trio (mitici!), 15 Marzo 2008. Non riesco a smettere di ascoltarla, perchè?

E se l'amore che avevo non sa più il mio nome
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà.


postato da: signsoflife alle ore 11:48 | link | commenti (3)
categorie: musica, internet, sto ascoltando, vita varia, io e la tv
martedì, 04 marzo 2008

Finito Sanremo...

... mi mancheranno tantissimo Elio e le Storie Tese... il loro dopofestival è stato una delle cose più divertenti che abbia mai visto in tv.

Ora si torna alla grigia realtà di trasmissioni stereotipate, di notiziari barbosi... o forse no???


postato da: signsoflife alle ore 12:18 | link | commenti (3)
categorie: musica, internet, società, vita varia, io e la tv
sabato, 23 febbraio 2008

Secondo lui

Secondo luiPer vari motivi mi trovo a guardare molta più tv del solito, ultimamente. Devo dire che vedo cose davvero abominevoli, di fronte alle quali non so se ridere o piangere. Per via del mio carattere, la maggior parte delle volte preferisco prenderla sul ridere. Tuttavia di fronte a certe stupidaggini non si può restare in silenzio.

Tra tutti gli intellettuali italiani che avrebbero qualcosa di sensato e intelligente da dire (e ce ne sono), Italia Uno (lo so, già il nome dell'emittente dice tutto) ha scelto di riservare uno spazio "d'informazione" al personaggino che vedete nella foto. Trattasi di Paolo Del Debbio, docente IULM (ohi ohi) che conduce dal lunedì al venerdì alle 12.15 Secondo voi. Il programma è impostato così: ogni giorno gli inviati pongono un quesito di interesse generale alla gente comune; alcuni interventi vengono mandati in onda; alla fine Del Debbio tira le fila ed espone la sua personale opinione.

Ora, i commenti dell'"opinionista" sono quanto
di più banale e scontato si possa immaginare. È proprio la sagra dell'inutile televisivo. Non a caso se ne era già accorto Gene Gnocchi, che ha riservato a Paolo Del Debbio una spassosissima parodia, trasformandolo in Eugenio Del Dubbio ( ).

Ciò che mi ha spinto a scrivere questo post è la puntata dell'altro giorno, incentrata sul tema dell'abbandono universitario. Pare che moltissimi giovani abbandonino l'università al termine del primo anno. Secondo Del Debbio questo sarebbe da imputare alla scarsa informazione che li circonda al momento della scelta della facoltà, il che li porta a sbagliare percorso.

Maddechè?! L'informazione GRONDAVA da tutte le parti già quando mi sono immatricolata io: c'erano le pubblicazioni apposite, i professori del liceo, i "banchetti pro-matricole" autogestiti alle università. E si parla di quindici anni fa, sigh: ora c'è Internet, ci sono le giornate di orientamento, insomma tante risorse in più...

Dire che c'è bisogno di più informazione è una semplificazione del problema e al tempo stesso una sua sofisticazione: la verità, la RUDE VERITA', è che L'UNIVERSITA' è DURA. Bisogna tirarsi su le maniche e studiare di buzzo buono. E tutti gli studenti che alle superiori hanno pensato solo ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo inevitabilmente pagheranno lo scotto. Come è giusto che sia.

Aggiungerei che l'Università è dura anche perchè richiede lo sviluppo di una forza e di un'autonomia non comuni. Non c'è un rapporto personale col docente, devi programmarti da solo i corsi da seguire e gli esami da dare, con il solo aiuto del tam-tam universitario e delle amicizie che nascono nei luoghi di studio o di lezione. È un percorso affascinante e meraviglioso, ma... "quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare", non so se mi spiego...

In sintesi: invece di guardare Secondo voi, potreste spendere meglio il vostro tempo aiutandomi a trovare da qualche parte su Internet la parodia di Gene Gnocchi: io ho fatto qualche ricerca, ma purtroppo senza esito. Quanto alle neo-matricole: tirate fuori la grinta e studiate, fin dalle superiori; non voglio spaventarvi, ma è l'unico sistema che funziona.
postato da: signsoflife alle ore 14:08 | link | commenti (4)
categorie: società, vita varia, io e la tv, lascuola
sabato, 09 febbraio 2008

Crash

CrashCinema, cinema, ancora cinema. Sto vedendo un sacco di film in questi giorni, un po' sul grande schermo, un po' in home-video. Mi fido del mio intuito, cerco di evitare quelli che, a naso, mi sembrano appartenere alle categorie del "già detto", "già visto", "retorico, retorico..."

Alle suddette categorie sicuramente non appartiene Crash (contatto fisico), noleggiato in cassetta martedì. Come si poteva fare un film sul razzismo cercando di essere spietatamente sinceri e al tempo coinvolgendo lo spettatore con una trama ricca e brillante? Così, come ha fatto Paul Haggis. La vicenda si svolge a Los Angeles. In realtà sarebbe meglio dire "le vicende"; infatti ci vengono presentate le storie di diversi personaggi, dipanate nell'arco di 48 ore. A volte queste storie scorrono parallele, altre volte si intrecciano in modo imprevisto e scioccante, come se il regista volesse dirci che siamo in qualche modo tutti responsabili di ciò che succede agli altri.

Il filo conduttore è il razzismo, si diceva. Gli sceneggiatori sono molto abili ad evitare le secche del buonismo; ci mostrano un'America che già di prima mattina si sveglia impaurita, timorosa (a torto o a ragione) di vedere violata la propria intimità, pronta a difendersi. La diffidenza è nell'aria che si respira; i personaggi non sono "buoni" o "cattivi" di per sè, diventano "cattivi" quando le loro frustrazioni hanno il sopravvento e rompono gli argini della sopportazione. All'inizio detesteremo il poliziotto razzista interpretato da Matt Dillon, a metà film cambieremo idea, capiremo che non è nè meglio nè peggio di tanti altri.

È un film che non propone soluzioni, cerca solo di spingere alla rilessione. L'unica speranza sembra risiedere nel barlume di umanità che permane dentro ognuno di noi, e ci spinge a cercare ancora quel "contatto fisico" a cui allude il sottotitolo.

Scene memorabili: il tentativo di salvataggio all'interno della macchina sul punto di esplodere (l'ho vista in apnea, non scherzo); l'uscita dal furgone dei profughi thailandesi, appena arrivati in America e subito inseriti in un sistema spietato di disuguaglianze.
postato da: signsoflife alle ore 11:15 | link | commenti (3)
categorie: cinema, società, vita varia, io e la tv