Professionisti
Quando parlo di forte motivazione etica, non intendo un generico altruismo. Non mi interessa l’insegnante missionario. Mi interessa l’insegnante professionista. Ma essere professionisti non significa solo avere conoscenze e padroneggiare procedure. Significa avere chiara visione dello scopo della propria attività. Dedicare, a questo scopo, non necessariamente la vita (non siamo martiri o asceti), ma le proprie energie lavorative. E soprattutto, assumersi le proprie responsabilità. Fare quello che va fatto. Questo è il più grande diritto e il più grande dovere degli insegnanti. Essere dei veri professionisti. Tutto il resto viene di conseguenza; anche il riconoscimento sociale ed economico.
Occorre rivendicare interamente la propria responsabilità professionale. Da diverse parti si tende a svuotare questa professione, a renderla sempre di più un piccolo ingranaggio di una grande macchina burocratica. Fortunatamente non si sentono più tanto i discorsi deliranti di chi voleva sostituire gli insegnanti con macchine ecc.; ma molti (purtroppo anche molti insegnanti) vorrebbero la progressiva parcellizzazione delle attività. Per esempio separare la didattica dalla valutazione. È una boiata pazzesca. La valutazione è parte integrante della didattica. Separare l’insegnamento dalla didattica sarebbe come se in medicina si separasse la diagnosi dalla terapia. A nessuno verrebbe in mente una stupidaggine del genere. E se a qualcuno venisse in mente, i primi ad insorgere sarebbero - giustamente - i medici.




Torno a scrivere sul blog, dopo un mese in cui non sempre ho avuto accesso alla rete.
L'estate procede, e oggi mi sono dedicata a una di quelle noiose incombenze che bisogna sbrigare, almeno una volta all'anno: togliere dal loro posto, spolverare e ricollocare tutti i cd di casa.
I latini conferivano grande importanza al concetto di otium, che non è traducibile propriamente come "ozio", perchè la parola "ozio" in italiano ha un'accezione negativa. L'otium presso gli antichi non aveva alcunchè di negativo, in quanto rappresentava il tempo libero, dedicato alle attività piacevoli e che ricreavano la mente, ritenute necessarie tanto quanto quelle del negotium (il tempo dedicato al lavoro e agli affari).
Si comincia a smobilitare. La scuola è un enorme carrozzone che si mette in moto in settembre. Alla fine di Maggio il pachiderma rallenta, si guarda intorno, procede dubbioso ma ancora procede, consapevole che tra poco si fermerà e si riposerà. Siamo in quella fase, ora.
È con grande goduria che mi godo e leggo, in questi giorni, gli interventi di un blog di un professore piemontese, Maurizio Pistone. Dice parole molto sensate - un vero miracolo trovare qualcuno che ha le idee chiare e non ha perso completamente la bussola rassegnandosi a tirare a campare.
E vabbè, oggi so' contenta... finito un giro di interrogazioni orali abbastanza toste, i miei pupi hanno dimostrato di aver capito praticamente tutto - pazienza se l'esposizione orale un po' difetta, quello si sa che è difficile da migliorare...
Lo so, lo so... forse divento noiosa e questo blog somiglia sempre di più a un pallosissimo muro del pianto, però... mi sento un po' in crisi...
Caro CollegaCarino, sarà l'aria di primavera, sarà che gli alunni sono più svagati del solito perchè sta iniziando "la stagione degli amori" e anche i professori ne vengono contagiati... insomma, sarà tutto questo, sta di fatto che stamattina ti pensavo. Non so darne una spiegazione, non credo di essere innamorata perchè ti conosco troppo poco: non so neanche se hai la morosa o meno, e a dire il vero sento puzza di "impegnato" intorno a te. Però ogni tanto penso ai tuoi occhi azzurri, alla tua barba (la barba?!! ma su che diavolo di particolari ci fissiamo, quando ci invaghiamo di qualcuno???) e alla tua faccia da ragazzino, e mi si stampa sulla faccia un sorriso ebete.