Prima che inizi lo strazio degli "speciale-elezioni"... mi concedo un piccolo momento auto-celebrativo.Oggi è il mio compleanno. Sono contenta di esserci, più che mai. Grazie a tutti quelli che mi hanno già fatto gli auguri, a quelli che me li faranno e a quelli che passano di qua e vorrebbero farmeli ma se ne astengono per un qualunque motivo. Un grazie doppio a tutti quelli che oltre agli auguri mi hanno fatto anche il regalo .Grazie di esistere a tutte le cose/persone che rendono più gradevole la mia insulsa vita: i tramonti, i fiori, i cieli stellati, George Clooney, Elio, Pacifico, la musica dei Pink Floyd, la letteratura, le scarpe col tacco. |
| Cosa c'è di più noioso che guardare valanghe di foto di vacanze altrui? Poche cose, in my opinion... è dunque per pura vanità e autocompiacimento che posto lo slide-show delle mie scorribande estive in giro per l'Italia. Per la cronaca, i luoghi sono: Paestum; Pompei; la Costiera amalfitana; Lecco; la Brianza. Grazie a tutti quelli che hanno condiviso con me questi momenti... ... in particolare chi ha condiviso l'estasi mistica dell'anfiteatro di Pompei, che solo un floydiano può capire. ![]() |
| Ieri sera... ... Ennio Morricone al Palamalaguti di Bologna. Uno dei motivi per cui non sono andata al concerto milanese di zio Roger è che ho dovuto scegliere se dissanguarmi economicamente per lui o per questo grande maestro che con le sue note ha amplificato la magia di molti film. Ho scelto il grande maestro. Concerto perfetto, acustica meravigliosa, orchestrali bravissimi (erano quelli della Roma Sinfonietta che già suonarono alla prima di Ça Ira), e due picchi di emozione: il tema di C'era una volta in America e quello di C'era una volta il West. Che bella serata. ![]() Vi posto un video tratto da un altro spettacolo (Monaco 2005). La cantante soprano dovrebbe essere la stessa di ieri sera, vale a dire la strepitosa Susanna Rigacci. |
| E' stata inaugurata a Milano il 9 Novembre la mostra di Storm Thorgerson. Ai fan dei Pink Floyd questo nome è ben noto: Mr. Thorgerson, infatti, è stato l'artefice di tutte le copertine floydiane (con due sole eccezioni, The Wall e The Final Cut). E' lui stesso, nel libro Mind Over Matter, a spiegare quali sono le caratteristiche del suo lavoro: "Mi piacciono i paesaggi, i prati e gli orizzonti: forse è il risultato del fatto di essere cresciuto in East Anglia, con i suoi spazi pianeggianti e aperti. [...] Mi piacciono i cieli azzurri e non tanto per l'azzurro, ma per la luce che illuminerà le persone e gli oggetti sul paesaggio. Mi piacciono i giochi in 3D, le illusioni ottiche, i cambiamenti di percezione, le aggiunte strane e surreali e i giochi visivi: tutti questi aspetti fanno parte del mio tentativo di spiazzare le aspettative, anche le mie, o di suggerire più profondità e altri livelli, come nella musica dei Pink Floyd. L'incongruità e l'ambiguità affascinano e provocano risposte emotive e intellettuali più profonde." Alla mostra si possono ammirare copertine che rispecchiano in pieno queste peculiarità. Come quella di Ummagumma (1969; vedi a fianco). Una stanza, una porta che dà sull'esterno, e una finestra in alto a sinistra... ma sarà uno spazio reale o una specie di "quarta dimensione"? Il dubbio è lecito, perchè dentro la finestra si possono vedere i Floyd in posizioni diverse, e la finestra contiene un'altra finestra, e quest'ultima un'altra ancora... Un'altra cover floydiana in esposizione è quella di The Division Bell (1994): due gigantesche teste di metallo intente a scambiarsi ieratici messaggi... o piuttosto è una sola, che cerca una difficile comunicazione con l'osservatore?E così via. Sulle pareti si succedono, l'una accanto all'altra, le singolari "visioni" che Storm ha creato per i Pink Floyd: il maiale volante di Animals (1977) e l'uomo che brucia di Wish You Were Here (1975); il prisma astratto di Dark Side of the Moon (1973) e la giacca di lampadine di Delicate Sound of Thunder (1988). Ci sono anche i lavori commissionati da altre star del rock, come Led Zeppelin, Black Sabbath, Scorpions, Audioslave, Mars Volta, Anthrax, Cranberries, Muse... sono tanti i nomi illustri che si sono affidati all'estro di questo "geniaccio" inglese sessantenne. Senza dubbio un appuntamento interessante; un percorso suggestivo nel mondo delle copertine, quei "magici" oggetti che fanno da tramite tra il nostro occhio e la musica che abbiamo ascoltato (o andremo ad ascoltare).
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Gli organizzatori avevano infatti deciso di consegnare un premio alla carriera ad Adrian Maben. Ora, i lettori di questo blog un po' a digiuno di "conoscenza Floyd" si chiederanno: ma chi diavolo è Adrian Maben? Molto semplice; è il regista di Pink Floyd Live at Pompeii, un meraviglioso film musicale del 1971 dove il complesso inglese suonava nell'anfiteatro di Pompei completamente vuoto. Ora, ho avuto l'onore di aiutare la redazione di Floyd Channel durante l'intervista che il "maestro" ci ha concesso... inutile dire che ero felice ed emozionatissima. L'opportunità di dialogare con questo personaggio, così creativo oltre che così importante per la storia dei Pink Floyd, è stata una gioia inaspettata e IMMENSA. Probabilmente presto l'intervista sarà on-line... vi farò sapere. |
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Nei numeri di Settembre di Rolling Stone e Il Mucchio compaiono due servizi molto interessanti su Syd Barrett. Rolling Stone pubblica l'ultima intervista di Syd (1971) corredata dalle foto di Mick Rock. Il Mucchio presenta un reportage più articolato. Non ho finito la lettura, ma mi sembra ben fatto. Il colpo di genio sono i suggerimenti su cosa ascoltare: perchè, diciamocelo, il modo migliore di ricordare Syd è conoscere la sua musica; il resto è aria fritta. E, giusto per amor di coerenza, ecco il testo di Dominoes. E' tratta dal lavoro solista Barrett (1970). Syd e la sua ragazza giocano a domino. Giocano a domino, e il tempo passa. Passa inesorabile, come la giovinezza che Barrett sentiva sfuggirgli dalle mani... Dominoes You and I in place Fireworks and heat, someday It's an idea, someday |
"Finalmente!" Così ha esordito David Gilmour ieri sera, nel primo dei due concerti da recuperare in Piazza San Marco a Venezia. E "finalmente" lo diciamo in coro anche tutti noi, gli ardimentosi che a Venezia sono ritornati, una settimana dopo, per godersi gli spettacoli.Stessa scaletta di Firenze, se si fa eccezione per Coming Back to Life sostituita con On the Turning Away. Quest'ultima è venuta malissimo, ma quando e come le hanno fatte le prove??? Mah!!! Ad ogni modo, il suono era pulito e lo show è stato nel complesso stupendo. Di questa tournée estiva di David vanno segnalati due momenti in particolare. Il primo è l'intro di Shine on You Crazy Diamond suonata con il bordo dei bicchieri. Detto così sembra una stronzata, ma da sentire è veramente suggestivo. Il secondo è Astronomy Dominè. Il miglior tributo a Syd Barrett che si potesse fare, cioè l'esecuzione accurata di uno dei suoi pezzi migliori. E non c'è altro da dire. Stasera si replica. Nel frattempo, David fa il turista per Venezia con un cappello panama in testa. E' possibilissimo incrociarlo senza riconoscerlo. Stay tuned. |
Potrei intitolare questo post anche "Venezia, ovvero il bidone". Ieri sera quattromila persone - tra cui la sottoscritta - hanno ricevuto l'incredibile notizia che i due concerti di David Gilmour in Piazza San Marco erano stati annullati. Motivo: cedimento strutturale di un'architrave nella copertura del palco, il che ha posto problemi di incolumità di persone e cose. Per inciso: sono passata un'ora fa in Piazza San Marco e il palco è ancora in piedi, si vede solo che la parte superiore è un po' inclinata; ma l'organizzazione, dovendo decidere in breve tempo cosa fare, ha propeso per l'ipotesi più drastica, ossia cancellare tutto. Immaginatevi il disappunto dei fan, molti dei quali venivano anche dall'estero (ho parlato con ragazzi svizzeri, inglesi, francesi, sloveni e anche un messicano). Un sacco di gente aveva speso soldi per treni e alberghi. Insomma... UN GRAN CASINO!
In tutto questo, una nota positiva è che si è creata una sorta di fratellanza tra gli sventurati. Gli organizzatori dicono che una cosa del genere capita una volta su un miliardo; abbiamo vinto tutti una sorta di superenalotto alla rovescia, insomma! E come non ridere e scherzare un po' insieme di tutto questo? alla fine siamo andati a berci sopra io, Zack, Laura e due ragazzi romani.
Un'altra nota lieta è che oggi si può godere di una bella giornata a Venezia col sole. Ci sono tanti turisti, ma l'atmosfera è gradevole... non ho ancora stabilito cosa fare del pomeriggio, ma le opzioni non mancano.
Il concerto verrà recuperato o rimborsato... quando, ancora non si sa.
Stay tuned.
A Firenze si respira. E non solo perchè un temporale ha rinfrescato l'aria. Ma anche perchè la città non è così piena di turisti come in primavera.
Si respira, quindi, e chi scrive ieri sera nel capoluogo toscano ha visto uno splendido concerto. Il primo, dei tre di David Gilmour in Italia. In pratica, è stata la "night one"...
Ma facciamo un passo indietro. In mattinata arrivo a Firenze e vado subito in Piazza Santa Croce, dove il palco è già montato. Qui incontro Zack, il mitico direttore di Floyd Channel, che gira in bicicletta con il cestino della bici in mano (!). Girovaghiamo un po'... tu chiamalo, se vuoi, "cazzeggio". Mentre si succedono voci della permanenza di Gilmour in un noto albergo del centro (che si riveleranno poi totalmente infondate), decido di lasciare il pur simpatico Zack per andare a sistemarmi i capelli dalla parrucchiera.
La parrucchiera non mi soddisfa... per la precisione, mi fa una "cofana" che ricorda quella della "signorina Carlo" interpretata da Anna Marchesini. Vabbè, ormai ho 25 euro in testa e me li tengo. Torno in Piazza Santa Croce, ma non si muove ancora nulla.
Ore 18: la piazza viene chiusa. Il luogo comincia a popolarsi di floydiani e di venditori abusivi di magliette; è il "folklore" tipico dell'evento.
Ore 21.15: tra l'emozione generale, inizia il gig. In apertura, Breathe, Time e Breathe Reprise. Poi, l'esecuzione per intero di On an Island, l'album solista di David. Ultima tranche: pezzi dal repertorio Floyd.
Non so che dire, è stata una grandissima emozione. Quando quest'uomo si esibisce, quello che comunica è cuore, anima. E passione per la musica. Dave è stato "carico" come un ragazzino nei pezzi più rock (Fat Old Sun, Echoes, Confortably Numb), e ha saputo creare stupende atmosfere nei momenti dolci dello spettacolo.
E' veramente un grande artista.
E domani, la festa continua... a Venezia. Stay tuned.
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Anche per via delle canzoni che in seguito gli dedicarono i compagni, si è appiccicato a Syd il marchio del genio che va a braccetto con la follia. Mito o realtà? Probabilmente, l'uno e l'altra. La storia del rock fa presto a generare le "leggende"; tuttavia, è innegabile che la creatività di Barrett sia stata come risucchiata da un vortice, un vortice scuro in cui la sua mente ha cominciato ad annaspare. La morte è un evento naturale, a cui tutti dovremmo essere - sommariamente - preparati. Eppure riesce sempre a sorprenderci. Anche se mi sforzo di pensare razionalmente, di dirmi che era un uomo vecchiotto, malato e che viveva un'esistenza ritirata da un sacco di tempo... bè, anche se penso questo non riesco a non essere triste. E' triste pensare che non c'è più Syd. In lui vedo ancora quel ragazzo coi capelli neri e gli occhi vividi, pieno di idee e di talento, capace di comporre canzoni stravaganti, sovversive e malinconiche: un pezzo di storia della musica, un pezzo di storia dei Pink Floyd. Ci mancherà. Ma al tempo stesso, la sua musica ci terrà compagnia per sempre. Come on you target for faraway laughter |