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Ho tantissimi interessi, i miei preferiti sono il cinema, la musica, la lettura. Adoro viaggiare. Quando riesco a vincere la mia innata pigrizia, faccio sport e alla fine mi piace anche. Sono orgogliosa di far parte dell'allegra banda dei fan di Pacifico!

La frase del mese

Whistler: "Voglio pace in terra e agli uomini di buona volontà."
Bernard Abbott: "Oh, è ridicolo."
Martin Bishop: "Guardi che è serio."
Whistler: "Voglio pace in terra e agli uomini di buona volontà."
Bernard Abbott: "Noi siamo il governo degli Stati Uniti d'America! Non facciamo queste cose."

[Dal film I signori della truffa, 1992: nella scena i membri di una banda di hacker capeggiata da Martin Bishop (Robert Redford) avanzano alcune richieste all'agente federale Bernard Abbott (James Earl Jones) in cambio della restituzione di un importante congegno da essi rubato]

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domenica, 01 novembre 2009

Strutture

Con  questo post vorrei cominciare una serie di interventi sul tema della scuola. Mi sforzerò di dire cose intelligenti. Non è detto che ci riesca. Ma credo fortemente che la mia opinione (l'opinione di una persona che è arrivata ad insegnare in modo rocambolesco, dopo una grossa delusione subita in un'azienda privata) abbia qualche valore.

Inizio con un aneddoto. Una settimana fa ero in pizzeria con alcune amiche e parlavo tutta orgogliosa di una presentazione in Power Point che avevo preparato per rendere più accattivante una lezione di storia. Loro sono rimaste molto stupite dal fatto che si fosse ancora "fermi" a Power Point e non si utilizzasse abitualmente la lavagna interattiva multimediale. "Il ministro ha detto che dovrà essere in dotazione a tutte le scuole molto presto, credevo che dove insegni tu, considerate le dimensioni notevoli dell'istituto, ci fosse già."

Ebbene no: nel mio istituto non solo non c'è la lavagna multimediale, ma metà delle aule sono sovraffollate e non a norma. E insegno in Emilia: non oso pensare a certe situazioni disastrate del Meridione.

Questo episodio mi ha fatto pensare. Dall'esterno non si percepisce quanto sia fasulla e vomitevole la propaganda del governo: è come una mano di vernice lucida stesa su una bicicletta vecchia, che avrebbe bisogno piuttosto di una revisione radicale.

Negli ultimi anni la tendenza è stata quella di un costante contenimento dei costi della scuola. Non voglio dire che gli sprechi non ci fossero, ma adesso si sta veramente giungendo al limite. Tanto per fare un esempio, so che molte scuole chiedono alle famiglie di coprire in parte i costi per il materiale di cancelleria. Io stessa mi sono sentita fare un predicozzo per il numero di fotocopie fatte l'anno scorso.

Diciamoci la verità: in un qualunque posto di lavoro, per far funzionare le cose, devi avere del materiale che ti consenta di farlo. A scuola devi avere ambienti puliti e ben riscaldati, biblioteche funzionanti, attrezzature di laboratorio dignitosamente moderne. Devi avere la possibilità di fare delle fotocopie di una poesia che sul libro non c'è senza sentirti tirare una menata. Devi poter fare la stampa di una pagina all'ultimo minuto senza scoprire che è finita la cartuccia e che non c'è il ricambio.

Attualmente, al di là di quello che predica la ministra, la situazione delle risorse materiali è piuttosto misera. È anche per questo che si lavora male: si lavora arrangiandosi, in mezzo a strutture vetuste, e dall'alto non viene alcuna volontà di reale rimodernamento. È questo uno dei primi problemi della scuola italiana.
postato da: signsoflife alle ore 16:43 | link | commenti
categorie: politica, lavoro, società, vita varia, lascuola
martedì, 20 ottobre 2009

Ho deciso...

José Saramago... che devo leggere qualcosa di Saramago. Intanto ho iniziato da questo, ma voi cos'altro mi consigliate?

"La cosa Berlusconi"

di José Saramago,
"El Pais", domenica 7 giugno 2009


[Traduzione di Irene Campari]
"Non vedo come altrimenti la potrei chiamare. Una cosa pericolosa, una cosa che organizza feste e orge. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di costituirsi come la morte morale del Paese di Verdi se un rigurgito profondo non verrà dalla coscienza degli Italiani prima che il veleno non corrompa le vene e non atrofizzi il cuore di uno dei Paesi europei più ricchi di cultura. I valori fondanti della convivenza umana vengono calpestati tutti i giorni dalla consistenza vischiosa della cosa di Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, c’è anche la capacità funambolica di abusare delle parole, stravolgendo in modo perverso le emozioni e le intenzioni, come nel caso del Popolo delle Libertà, il nome del partito tramite il quale è andato al potere. L’ho chiamata "delinquente" questa cosa e non me ne pento. Per ragioni semantiche, che altri sapranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in Italia una carica negativa più forte che in altri idiomi europei. Per tradurre in forma chiara e incisiva ciò che penso della cosa di Berlusconi uso il termine nella accezione che la lingua di Dante gli attribuisce abitualmente, nonostante sia dubbioso sul fatto che Dante lo abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, "azione delittuosa, in spregio alla legge o ai dettami morali". La definizione si attaglia perfettamente alla cosa di Berlusconi, non facendo una grinza, quasi come una seconda pelle. Da anni Berlusconi commette delitti di gravità variabile e sempre dimostrata. Tuttavia, non è che disobbedisca di per sé alle leggi, piuttosto le fa fare a salvaguardia dei suoi interessi privati e politici. Non c’è ormai più nessuno che non sappia in Italia e nel mondo di quale natura sia la cosa di Berlusconi e di come sia caduta nella più totale abiezione. E’ il primo ministro italiano, è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché le serva da modello ma questo è il cammino verso la distruzione di valori quali libertà e dignità, valori di cui era impregnata la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi durante le battaglie per l’unificazione, valori che fecero il XX secolo, che sono anche quelli ereditati dall’Europa. E’ questo che la cosa di Berlusconi vuole gettare nella spazzatura della Storia? Glielo permetteranno gli Italiani?"
postato da: signsoflife alle ore 15:32 | link | commenti
categorie: politica, libri, società, rigurgiti di rabbia
domenica, 18 ottobre 2009

Dove ero rimasta?

segnalibroTorno a scrivere sul blog, dopo un mese in cui non sempre ho avuto accesso alla rete.

Ci sarebbero tante cose da dire.

Ci sarebbe da parlare dell'estate, calda e fantastica. Dei concerti di Pacifico (Camignone, Imola, Pievepelago, Milano) a cui ho assistito. Delle mie vacanze in Baviera.

Ci sarebbe da parlare del nuovo anno scolastico, e delle nuove classi che mi hanno assegnato. Tutto procede come l'anno scorso. Il ministro continua a legiferare su cose di cui non capisce un cazzo, i ragazzi continuano ad avere bisogno di attenzioni che noi professori, soffocati dalla burocrazia, facciamo fatica a dare loro.

Ci sarebbe da riempire una schermata intera, ma domani la sveglia suonerà all'alba...

... comunque, visto che il panorama televisivo offre solo schifezze indicibili, chissà che non diventi una buona abitudine la riflessione serale davanti al pc.
martedì, 14 luglio 2009

Il nemico della stampa

Qualche post fa avevo espresso il mio senso di sconcerto per come si sta riducendo questo paese. Tra le altre cose avevo citato la legge sulle intercettazioni. Oggi, sul sito della battagliera Michela Murgia, trovo questo scritto di Umberto Eco, che esprime così chiaramente il mio pensiero da farmi invidiare la sua capacità di scrivere bene e andare dritto al nocciolo delle questioni.
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umberto_ecoIl nemico della stampa
Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l'età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo 'robuste' non c'è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla.

Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare?

Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell'impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale - e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest'uomo aveva detto: "Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l'Italia, forse quest'Uomo troverà il modo di rimettere un po' d'ordine". Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l'energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l'indulgenza e la rilassatezza di quell'onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi).

E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa - che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe.

Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de 'L'espresso' se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello - e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure?

Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all'epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell'antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l'onore dell'Università e in definitiva l'onore del Paese.

Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente.

Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto.
(Umberto Eco, 9 Luglio 2009. Da L'Espresso)
postato da: signsoflife alle ore 09:31 | link | commenti (4)
categorie: politica, società, vita varia, rigurgiti di rabbia
giovedì, 11 giugno 2009

Paura

gheddafiNon riesco a guardare il telegiornale, stasera. Non riesco a mandar giù la nauseante pompa magna con cui il nostro paese accoglie un dittatore.

Mi raccomando, trattiamolo bene, 'sto Gheddafi. Trattiamolo bene perchè altrimenti finisce che gli immigrati ce li manda tutti a noi. Non è forse questo il motivo ipocrita di celebrazioni così altisonanti?

E intanto una badante, complice l'ignoranza, si lascia morire dissanguata per paura di essere rispedita a casa. Non è finita: nello stesso giorno passa una legge, quella contro le intercettazioni, fuori da ogni logica per un paese che ci tiene alla legalità.
Quando ero al liceo o all'università non ho mai fatto casino, non sono mai scesa in piazza per manifestare un pensiero, o un ideale. Non che non ne avessi, ma ho sempre creduto di più nell'impegno individuale.

Adesso, invece, mi sentirei pronta per protestare in modo organizzato. E so perchè: perchè per la prima volta ho paura, ho paura di ciò che sta diventando l'Italia.
martedì, 02 giugno 2009

How I met Noemi

noemiSegnalovi un'iniziativa interessantissima, aperta a tutti coloro che hanno fantasia ed estro da vendere (per quanto riguarda me, sono molto tentata, e devo confessare che ho ripreso a scrivere racconti, cosa che facevo da adolescente). Dateci un'occhiata, perchè merita veramente....
http://www.massena28.com/2009/05/27/un-grande-concorso-letterario/
postato da: signsoflife alle ore 17:38 | link | commenti
categorie: politica, internet, cazzeggio, scrittura, società
domenica, 23 novembre 2008

Mi viene il vomito, è più forte di me

crollo_scuola_rivoliSono ingolfata di lavoro come non mai, ma oggi lo schifo è troppo forte per tacere. Uno studente muore in un liceo di Torino, e cosa fa la Gelmini? Arriva e fa la faccia contrita; casca dalle nuvole e non capisce cosa sia successo; ciliegina sulla torta, ha la faccia di bronzo per fare lo spottino sul buon operato del governo («Abbiamo varato fondi per mettere in sicurezza le 100 scuole più insicure d'Italia»).

Tutto ciò l'ho trovato veramente VOMITEVOLE, se consideriamo che le scuole poco sicure in Italia saranno 10.000, non 100 (vedi qui) e che ogni governo degli ultimi dieci anni, fosse esso di destra o di sinistra, ha usato senza troppi riguardi la falce dei tagli alle spese, minando così alle basi la sicurezza stessa degli edifici scolastici.

E poi, certo, cadiamo dalle nuvole e chiediamoci come sia potuto accadere. Ma per fortuna c'è chi si sta rompendo le scatole, e oggi io non potrò essere con loro, ma lo vorrei tanto.
mercoledì, 02 luglio 2008

Precedenze

precedenzeVolevo scrivere qualcosa sul concerto di Cat Power di ieri sera, ma non riesco a togliermi dalla testa uno scambio di battute che ho ascoltato qualche giorno fa e che evidentemente mi sta ispirando più di una riflessione.

Qualche giorno fa, appunto, ero al Centro per l'Impiego più vicino a dove abito. Ero lì per fare un certificato, una cosa banale. Faceva molto caldo e mi sono mollemente adagiata su una sedia disponibile. Ho lasciato andare libera la mente; ho iniziato a ricordare quando frequentavo il Centro per l'Impego per motivi assai più pressanti, non molti mesi addietro. Pensavo a come cambiano le cose e mi sono lasciata cullare dalle mie pere mentali per un po'.

Improvvisamente qualcosa ha interrotto le mie meditazioni. Un marocchino e una signora si erano messi a litigare piuttosto vivacemente, per una questione di precedenze. L'alterco sarà durato 5-10 minuti. Sinceramente non so dire chi avesse torto e chi ragione: ad ogni modo, quasi subito sono stati ricevuti tutti e due, poi se ne sono andati.

Sono rimasta quindi ad aspettare il mio turno: ero l'ultima, davanti a me c'era un signore tatuato di mezza età e una donna con bambina piccola al collo. A un certo punto, il signore tatuato ha aperto bocca e, con accento marcatamente meridionale, ha detto: "Io l'ho visto, la precedenza era della signora. Era già entrata, ma ha dovuto uscire e poi tornare perchè aveva dimenticato una carta. E comunque, quando si tratta di stranieri, io non ci penserei neanche: secondo me, prima vengono gli italiani, poi gli stranieri. Prima bisogna pensare agli italiani, poi agli stranieri!".
La donna con la bambina gli ha fatto un cenno di approvazione, decisa. Io sono rimasta basita a guardare entrambi.

Ora: a parte il fatto che ogni ufficio pubblico si regola da sè, e se ti dimentichi a casa una carta
nella maggior parte dei casi sono cazzi tuoi, devi tornare e rifare la fila o affidarti al buon cuore di chi è arrivato nel frattempo... a parte questo, dicevo...

... secondo la logica contorta di costui, un povero cristo che ha già i suoi problemi (di lingua, di adattamento, di scartoffie varie) deve anche dare la precedenza a tutti gli italiani e perdere quindi vagonate di tempo che magari sottrae a fatica al lavoro, alla famiglia, e, perchè no, al suo relax.

Ma soprattutto: se applicassimo in modo rigido le convinzioni dell'uomo tatuato, niente impedirebbe a me di dire: "Scusi, guardi che lei è in Emilia: quindi, prima serviamo gli emiliani, poi i meridionali. Prima di lei entro io, e stia zitto, di grazia che riescano a evadere la sua pratica, arrivederci".

Che somma ignoranza e che episodio assurdo di razzismo! Non è vero che gli italiani sono migliori di chi li governa; fino all'altro ieri ero in dubbio, ora non più.

Panorama da paura.
postato da: signsoflife alle ore 14:44 | link | commenti (7)
categorie: politica, lavoro, società, vita varia
venerdì, 13 giugno 2008

Gandhi

GandhiMentre la nazionale l'altra sera perdeva, su La 7 davano questo "filmone": Gandhi, di R. Attenborough. Prontamente videoregistrato, l'ho recuperato il giorno dopo.

Dico "filmone" senza alcun intento dispregiativo; in realtà, non so immaginare in quale altro modo si sarebbe potuta girare questa pellicola. Il taglio epico-storico, la maestosità delle scene, il cast stellare sono pilastri di un'impalcatura perfettamente costruita.

La parte più bella e più commovente, a mio avviso, è la fine, quando Gandhi si rende conto, con grande rammarico, che alla schiavitù degli Inglesi subentrano gli odi e le divisioni interrazziali che vanificano il suo sogno di un'India non solo libera, ma anche unita.

Ed ecco la mia citazione preferita dal film: "Occhio per occhio rende il mondo cieco!"
postato da: signsoflife alle ore 13:48 | link | commenti
categorie: politica, cinema, società, vita varia, io e la tv
sabato, 26 aprile 2008

15 giorni pieni di cose

borsaGli ultimi 15 giorni sono stati pieni di cose, alcune brutte, la maggior parte belle.

Ci sono state le elezioni, ho votato Sinistra Arcobaleno, e sono rimasta di stucco quando ho visto il risultato. Eppure è così, e forse è stato addirittura salutare: ho sbattuto forte il faccino sull'amara realtà, sul fatto che in questo paese solo il 3% della gente la pensa come me. Già lo intuivo da molti dettagli, ora è proprio chiaro.

Sono stata due volte a Milano, una per il matrimonio di C. (cerimonia semplice e rinfresco informale disturbato da pioggia fantozziana), l'altra per visitare il Cenacolo e la chiesa di Santa Maria delle Grazie (voluti da Ludovico il Moro per l'Expo del 1494... altri tempi, quando per dare prestigio a una città non si pianificavano colate di cemento ma si reclutavano gli artisti più bravi per dare vita a poche, essenziali opere di rara bellezza).

In mezzo c'è stata una gitarella un po' casuale a Colorno (PR), che ospita una bellissima reggia. È incredibile la storia di questo posto: prima residenza estiva dei duchi di Parma, poi vittima della spoliazione dei Savoia che hanno portato via tutti i mobili (!), quindi trasformata in un ospedale psichiatrico finchè la legge Basaglia ha abolito tali strutture, infine - oggi - meta di turisti curiosi ma un po' trascurata perchè la regione (ma va?) ha pochi fondi.

Ieri sera ho tirato fuori dall'armadio la mia borsa primaverile preferita e sono andata a una rassegna di cinema che si tiene da queste parti. Davano Il grande dittatore, il film di Chaplin del 1940: l'ho trovato divertente e commovente come non mai, davvero un capolavoro. Soprattutto i minuti finali, quelli del celebre "appello all'umanità" ... tutta la sala sembrava concordare e approvare.
Ma forse eravamo tutti parte di quel famoso 3%.
postato da: signsoflife alle ore 12:11 | link | commenti (2)
categorie: politica, società, vita varia, luoghi ameni