L'oroscopo di Internazionale, che mito! ![]() "Uno dei superpoteri più incredibili che una persona possa avere è la capacità di cambiare se stessa in base alle sue intenzioni. Le cose potrebbero andare così: sei stanco di vergognarti di qualcosa quando non dovresti, t’imponi di fare il possibile per eliminare quella sensazione e alla fine ci riesci. Oppure: decidi che nella tua vita non vuoi più collaboratori inutili e persone che non ti sanno ascoltare, cerchi di cambiare la situazione e raggiungi il tuo scopo. Questi sono esempi di magia avanzata, Ariete, straordinari quanto gli incantesimi di uno sciamano. Si dà il caso che questo superpotere sia ora alla tua portata." |
Con questo post vorrei cominciare una serie di interventi sul tema della scuola. Mi sforzerò di dire cose intelligenti. Non è detto che ci riesca. Ma credo fortemente che la mia opinione (l'opinione di una persona che è arrivata ad insegnare in modo rocambolesco, dopo una grossa delusione subita in un'azienda privata) abbia qualche valore.Inizio con un aneddoto. Una settimana fa ero in pizzeria con alcune amiche e parlavo tutta orgogliosa di una presentazione in Power Point che avevo preparato per rendere più accattivante una lezione di storia. Loro sono rimaste molto stupite dal fatto che si fosse ancora "fermi" a Power Point e non si utilizzasse abitualmente la lavagna interattiva multimediale. "Il ministro ha detto che dovrà essere in dotazione a tutte le scuole molto presto, credevo che dove insegni tu, considerate le dimensioni notevoli dell'istituto, ci fosse già." Ebbene no: nel mio istituto non solo non c'è la lavagna multimediale, ma metà delle aule sono sovraffollate e non a norma. E insegno in Emilia: non oso pensare a certe situazioni disastrate del Meridione. Questo episodio mi ha fatto pensare. Dall'esterno non si percepisce quanto sia fasulla e vomitevole la propaganda del governo: è come una mano di vernice lucida stesa su una bicicletta vecchia, che avrebbe bisogno piuttosto di una revisione radicale. Negli ultimi anni la tendenza è stata quella di un costante contenimento dei costi della scuola. Non voglio dire che gli sprechi non ci fossero, ma adesso si sta veramente giungendo al limite. Tanto per fare un esempio, so che molte scuole chiedono alle famiglie di coprire in parte i costi per il materiale di cancelleria. Io stessa mi sono sentita fare un predicozzo per il numero di fotocopie fatte l'anno scorso. Diciamoci la verità: in un qualunque posto di lavoro, per far funzionare le cose, devi avere del materiale che ti consenta di farlo. A scuola devi avere ambienti puliti e ben riscaldati, biblioteche funzionanti, attrezzature di laboratorio dignitosamente moderne. Devi avere la possibilità di fare delle fotocopie di una poesia che sul libro non c'è senza sentirti tirare una menata. Devi poter fare la stampa di una pagina all'ultimo minuto senza scoprire che è finita la cartuccia e che non c'è il ricambio. Attualmente, al di là di quello che predica la ministra, la situazione delle risorse materiali è piuttosto misera. È anche per questo che si lavora male: si lavora arrangiandosi, in mezzo a strutture vetuste, e dall'alto non viene alcuna volontà di reale rimodernamento. È questo uno dei primi problemi della scuola italiana. E la lavagna multimediale? Ah, già, la lavagna multimediale! E chi l'ha mai vista? |
Torno a scrivere sul blog, dopo un mese in cui non sempre ho avuto accesso alla rete.Ci sarebbero tante cose da dire. Ci sarebbe da parlare dell'estate, calda e fantastica. Dei concerti di Pacifico (Camignone, Imola, Pievepelago, Milano) a cui ho assistito. Delle mie vacanze in Baviera. Ci sarebbe da parlare del nuovo anno scolastico, e delle nuove classi che mi hanno assegnato. Tutto procede come l'anno scorso. Il ministro continua a legiferare su cose di cui non capisce un cazzo, i ragazzi continuano ad avere bisogno di attenzioni che noi professori, soffocati dalla burocrazia, facciamo fatica a dare loro. Ci sarebbe da riempire una schermata intera, ma domani la sveglia suonerà all'alba... ... comunque, visto che il panorama televisivo offre solo schifezze indicibili, chissà che non diventi una buona abitudine la riflessione serale davanti al pc. |
Da Storia della filosofia greca - Da Socrate in poi di Luciano De Crescenzo:«Le interpretazioni del Simposio sono innumerevoli [...]. Da quanto ricordo però, non mi sembra che nessuno, tranne forse Enzo Paci, abbia sufficientemente messo in luce i genitori di Amore: Poro e Penìa. Perchè proprio l'Espediente e la Povertà? Forse perchè l'uomo, quando è povero, ha più bisogno dei suoi simili? O forse perchè nel suo caso, l'arte di arrangiarsi e lo spirito di sopravvivenza gli consigliano d'instaurare col prossimo un rapporto d'amore? D'altra parte i grandi profeti hanno sempre stabilito un nesso tra la Povertà e l'Amore. Il ricco del Vangelo, quello del cammello e della cruna dell'ago, è solo uno dei tanti esempi possibili. La ricchezza porta all'egoismo ed è abbastanza facile riscontrare come, nelle città più ricche ed evolute, siano diventati freddi e difficili i rapporti tra le persone.» |
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Ma il cuore è bastardo, e trasforma un'operazione di pulizia in un viaggio nell'anima. Perchè a ogni cd è legato un ricordo, bello o brutto, un flash, uno spaccato di vita. Mi capita tra le mani il Greatest hits dei Cult e mi viene in mente che lo ascoltavo nel '99. La cassetta ricavata da quel cd era la colonna sonora di una corsettina che facevo tutti i pomeriggi, spezzando lo studio quotidiano: già, perchè stavo studiando per il concorso, lo stesso concorso che, a dieci anni di distanza, mi consente di occupare la cattedra dove lavoro oggi. La mia carriera di insegnante si poggia dunque, in un certo senso, sulle note di She sells sanctuary e di Resurrection Joe?! Salto temporale in avanti: I Might Be Wrong mi fa venire in mente l'estate tutta "radioheadiana" dell'anno scorso, con ascolto massiccio in auto dell'intera discografia, concerto milanese sotto il diluvio e passeggiate energiche sulla spiaggia dell'Argentario al ritmo di The National Anthem. Salto indietro, ma di poco: estate 2006, andavo al lavoro - il mio vecchio lavoro - in bicicletta, sparandomi nelle orecchie Bruise Pristine dei Placebo (anche questa da una raccolta). Ignara di quante cose sarebbero cambiate di lì a sei mesi. Salto avanti: Final Straw degli Snow Patrol, comprato in un allegro pomeriggio di shopping bolognese poco dopo Natale 2008. Tornai a casa pregustando le note di Gary Lightbody e soci. Ignara di quante cose sarebbero cambiate di lì a pochi giorni. E Surfacing di Sarah McLachlan, un disco pieno di melodie d'atmosfera che ascoltavo la sera, col ventilatore acceso, nell'estate caldissima del 2002; l'estate in cui, sfatta, avevo appena finito il trasloco nella mia casa. Questo post potrebbe continuare all'infinito. Con alcuni interrogativi misteriosi. Ad esempio, perchè mai Automatic for the people è ancora incellofanato? Che cosa diavolo mi ha spinto a buttare soldi in Viva la vida dei Coldplay? E come ho potuto lasciar passare tanto tempo dall'ultima volta che ho ascoltato Univers (dall'album 17 re dei Litfiba, regalo di laurea 1997), a mio avviso una delle più belle canzoni d'amore mai scritte? C'è da sentirsi stupiti da questo materiale che affiora, da questi pezzettini di vita che avevo dimenticato e sulla base dei quali, invece, si potrebbe stendere un'intera autobiografia. |
| Qualche post fa avevo espresso il mio senso di sconcerto per come si sta riducendo questo paese. Tra le altre cose avevo citato la legge sulle intercettazioni. Oggi, sul sito della battagliera Michela Murgia, trovo questo scritto di Umberto Eco, che esprime così chiaramente il mio pensiero da farmi invidiare la sua capacità di scrivere bene e andare dritto al nocciolo delle questioni. ___________________________________________________________ Il nemico della stampaSarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l'età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo 'robuste' non c'è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla. Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare? Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell'impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale - e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest'uomo aveva detto: "Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l'Italia, forse quest'Uomo troverà il modo di rimettere un po' d'ordine". Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l'energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l'indulgenza e la rilassatezza di quell'onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi). E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa - che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe. Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de 'L'espresso' se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello - e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure? Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all'epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell'antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l'onore dell'Università e in definitiva l'onore del Paese. Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente. Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto. (Umberto Eco, 9 Luglio 2009. Da L'Espresso) |
I latini conferivano grande importanza al concetto di otium, che non è traducibile propriamente come "ozio", perchè la parola "ozio" in italiano ha un'accezione negativa. L'otium presso gli antichi non aveva alcunchè di negativo, in quanto rappresentava il tempo libero, dedicato alle attività piacevoli e che ricreavano la mente, ritenute necessarie tanto quanto quelle del negotium (il tempo dedicato al lavoro e agli affari).Tutto questo pistolotto degno di Alberto Angela per dirvi che Signsoflife si sta dando all'otium, dopo aver praticato, quest'anno, tanto negotium. Legge. Sonnecchia. Naviga. Guarda vecchi film in tivvù. Fa shopping. Gira in bicicletta. Passeggia per le città assolate. Insomma, sta bene. |
L'altro giorno ero alla Feltrinelli, e, all'atto di pagare, la gentile cassiera mi fa: "Ora è cambiato il sistema dell'accumulo dei punti per i possessori di Carta Più: ci sarà uno sconto di 10 centesimi ogni 3 euro di spesa! Il vantaggio sarà che non si dovrà più aspettare di raggiungere gli scaglioni previsti, per farsi scontare i prodotti!!!"L'ho guardata in modo neutro, ho pagato e sono uscita. Da tanti anni sono cliente Feltrinelli: mi piace vagare per i megastore alla ricerca di qualcosa che mi ispiri e, lo ammetto, mi piacevano anche gli sconti riservati ai titolari Carta Più. Ma, una volta a casa, ho iniziato a farmi due conti. Con il sistema vecchio, al cliente era riconosciuto 1 punto ogni 3 euro di spesa. Raggiunti 30 punti (cioè 90 euro di spesa), poteva farsi scontare 30 euro. Alla fine, c'era circa il 30% di risparmio su una spesa. Adesso si risparmia circa il 3%, invece. Ci sono, è vero, gli "sconti incrementali", ma, a parte il fatto che chi ci capisce qualcosa nel meccanismo è bravo, anche nel migliore dei casi bisogna spendere 100 euro (e non 90 come prima) per avere uno sconto di 30 euro. Le becere strategie di marketing di questa catena, che confonde le idee al cliente per ricavarne un vantaggio, faranno forse rivoltare Giangiacomo Feltrinelli nella tomba? Chissà. Io non so se metterò ancora piede in una Feltrinelli con l'intenzione di comprare. Forse è giunto il momento di rivalutare le librerie indipendenti. EDIT: come mi fa giustamente notare Vica nei commenti, ho sbagliato i conti: più o meno gli sconti rimarranno vantaggiosi per tutti. Però quello che continua a darmi fastidio è il sistema troppo complicato, quindi poco trasparente. |
Non riesco a guardare il telegiornale, stasera. Non riesco a mandar giù la nauseante pompa magna con cui il nostro paese accoglie un dittatore.Mi raccomando, trattiamolo bene, 'sto Gheddafi. Trattiamolo bene perchè altrimenti finisce che gli immigrati ce li manda tutti a noi. Non è forse questo il motivo ipocrita di celebrazioni così altisonanti? E intanto una badante, complice l'ignoranza, si lascia morire dissanguata per paura di essere rispedita a casa. Non è finita: nello stesso giorno passa una legge, quella contro le intercettazioni, fuori da ogni logica per un paese che ci tiene alla legalità. Quando ero al liceo o all'università non ho mai fatto casino, non sono mai scesa in piazza per manifestare un pensiero, o un ideale. Non che non ne avessi, ma ho sempre creduto di più nell'impegno individuale. Adesso, invece, mi sentirei pronta per protestare in modo organizzato. E so perchè: perchè per la prima volta ho paura, ho paura di ciò che sta diventando l'Italia. |
Si comincia a smobilitare. La scuola è un enorme carrozzone che si mette in moto in settembre. Alla fine di Maggio il pachiderma rallenta, si guarda intorno, procede dubbioso ma ancora procede, consapevole che tra poco si fermerà e si riposerà. Siamo in quella fase, ora.Le truppe (leggi: gli alunni) percepiscono l'andazzo e fanno un po' più i matti. I prof resistono, adottano tutte le armi per tenerli buoni, dalla diplomazia al pugno di ferro; qualche volta sclerano. Nelle aule, a causa della "bolla africana" di questi giorni, si schiatta. Allora, bottigliette d'acqua a go-go, e vaffanbrodo al regolamento d'istituto che impedisce il consumo di cibi e bevande durante le ore di lezione. Nella mia mente comincia un buffo count-down fatto di statistiche bislacche: domani, penultimo lunedì; meno 13 giorni alla fine delle lezioni; meno 9 giorni lavorativi; ricevimenti genitori, finiti; mancano tot verifiche da correggere. Piccoli rituali che mi servono per resistere. Sono stanca. Ho voglia di tempo da dedicare a me stessa, al mio fisico, alla mia mente. Alla mia famiglia, perchè no. Quante cose ho fatto quest'anno. Ho messo qualche mattoncino nel mio progetto; diventare una brava insegnante. Per quello che non sono riuscita a fare, bè, pazienza. Domattina, di nuovo sveglia alle 06,15, e di nuovo l'ultima curva, prima di arrivare a scuola, dopo la quale sono costretta a tirare giù il parasole perchè il sole mi colpisce dritto negli occhi. Di nuovo i miei tacchi risuoneranno lungo i corridoi. Stiamo finendo, coraggio, teniamo botta tutti almeno 15 giorni. Eppure non c'è gioia totale in questa smobilitazione. Perchè mi sembrerà strano non vedere più i miei pupi tutti i giorni. E so già in anticipo che gli ultimi due giorni avrò il groppo in gola (ce l'ho adesso, figurarsi). Eppure non posso dirglielo manco morta, ai pupi. Perderei d'un colpo l'immagine tutta d'un pezzo che mi è servita quest'anno per tenerli a freno. |